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Pensiero Lineare e Pensiero OlograficoSino ad oggi la logica che ha dominato il nostro modo di pensare è stata, per l’appunto, logico-lineare. Ciò significa che il pensiero lineare fa riferimento a strumenti logici di carattere sequenziale, come la deduzione. Tali strumenti sono finalizzati a garantire la coerenza interna e la validità del procedimento che, da una o più premesse, porta ad una o più conclusioni, sulla base di un’insieme di regole definito. Il pensiero olografico, invece, ha la totalità del reale come fattore di riferimento sottostante e sempre presente. Esso segue procedure non sequenziali, di carattere associativo ed intuitivo. Questo differente approccio del pensiero olografico, ha anche importanti conseguenze sul piano del campo di osservazione. Il pensiero logico-lineare opera sempre all’interno di un campo di osservazione definito a priori, dove è essenziale il punto di partenza. Nel pensiero olografico si ha sempre come riferimento fondamentale l’intero campo di osservazione, ed è indifferente il punto di avvio di una qualsiasi osservazione, poichè il risultato è una visione di tutti i punti della realtà, producendo in tal modo una lettura multimensionale di essa. Passiamo quindi a considerare gli aspetti inerenti alla dimensione interiore dell’uomo che sono l’obiettivo delle nostre osservazioni. Prendiamo ad esempio la piramide dei bisogni umani di Maslow:
Se prendiamo in esame la base della piramide è evidente che, una volta riuscito a soddisfare alcuni bisogni elementari, l’uomo istintivamente rivolga la propria attenzione verso la soddisfazione dei bisogni di accrescimento. Ma una volta soddisfatto, per esempio il bisogno culturale, non è detto che un bisogno primario non si ripresenti, poiché la gratificazione di un bisogno non equivale alla sua definitiva estinzione. Molto spesso, infatti, il soddisfacimento di bisogni primari in maniera eccessiva, cela sempre un bisogno inconscio più profondo. Sempre più, infatti, assistiamo al crescere di malattie quali la bulimia e l’anoressia, che sono la spia di un disagio elevato, la cui causa può essere un incidente del tutto fortuito ed apparentemente slegato. Queste dinamiche rivelano che la nostra vita è ben lontana dall’essere una totalità organizzata: anzi, spesso riscontriamo che la diversità e la molteplicità dei nostri desideri, necessita e atteggiamenti danno vita a personalità autonome tra di loro, qualche volta conflittuali. Con ciò non si intende una patologia che identifichi in una qualche malattia, ma una normale rappresentazione della vita di tutti i gironi. Eric Berne, nella “ANALISI TRANSAZIONALE”, riduce a tre i personaggi della rappresentazione: genitore, adulto, bambino, sviluppando il pensiero dello psicologo americano WILLIAM JAMES, che li definì “i diversi Sé”. Roberto Assagioli, fondatore della PSICOSINTESI, le identifica nelle sub-personalità. Cosi scrisse: “le sub-personalità agiscono come esseri differenti con caratteristiche molto diverse e anche opposte, perciò è necessario divenire consapevoli dell’esistenza di queste sub-personalità, per comprendere la necessità di una psicosintesi che aiuti a sintetizzare queste sub-personalità in un tutto organico più ampio, senza reprimere nessuna delle caratteristiche utili.” Lo schema della psiche di Roberto Assagioli (riportato più avanti) mostra questo insieme. Il compito del Sé transpersonale è quello di collegarsi all’Io cosciente per trasmettere le direttive per una vita creativa ed armonica, poiché è possibile passare, attraverso un salto qualitativo, ad un’integrazione della personalità, cioè ad una sintesi che eviti separazioni e conflitti. Ma per fare ciò, è necessario collegarsi all’Inconscio Collettivo, serbatoio di tutte le possibilità evolutive. |
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