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Ivano Pedini
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La Programmazione Neuro Linguistica e La Prospettiva OlograficaIl termine Ologramma deriva da un vocabolo greco che significa “intero”. Ologramma è, per l’appunto, una fotografia tridimensionale ottenuta con l’aiuto del laser. Un oggetto da fotografare è immerso nel raggio laser, mentre un secondo raggio laser è fatto rimbalzare nel riflesso del primo e il punto d’incontro dei due raggi fusi insieme si imprime su di una pellicola. Essa, dopo lo sviluppo, sembra uno scarabocchio di linee oscure e luminose. Ma appena è colpita da un altro raggio laser, rivela un’immagine tridimensionale dell’oggetto originale. La tridimensionalità è una delle caratteristiche degli ologrammi, ma non è l’unica: se l’ologramma di una mela è tagliato a metà e successivamente viene illuminato da un raggio laser, le due metà conterranno l’immagine intera. Se suddividiamo ulteriormente le metà, ogni pezzetto di pellicola conterrà una versione rimpicciolita ma intatta dell’originale. Ogni parte dell’ologramma contiene le informazioni della totalità. Ciò ci riguarda molto più da vicino se consideriamo che alcuni eminenti studiosi hanno suggerito che il nostro universo, fino alle particelle più infinitesimali, sia un gigantesco ologramma. David Bohm, allievo di Einstein, e Karl Pribram, neurofisiologo e autore di importanti studi di neuropsicologia, ognuno per proprio conto e per diverse motivazioni, sono giunti a questa conclusione. Bohm arrivò dopo anni di frustrazione per l’inadeguatezza delle teorie correnti di spiegare tutti i fenomeni che si incontrano nella fisica quantistica. In effetti, questa visione dell’universo poteva spiegare cose presenti in natura ma inspiegabili: telepatia, precognizione, sentimenti mistici di unità con l’universo, psicocinesi. Pribram, invece, si spinse su questa strada interrogandosi su come e dove fossero conservati i ricordi nel cervello. Un tempo si riteneva che queste tracce di memoria, chiamate engrammi, fossero localizzate in aree specifiche del cervello. Tuttavia nessuno sapeva definire da cosa fosse costituito un engramma. Gli studi più avanzati in questo settore, dell’illustre Wilder Penfield, avevano concluso che tutto ciò che abbiamo vissuto è registrato nel cervello, e la registrazione è completa di ogni dettaglio, anche il più insignificante. Ma nel 1946 il neuropsicologo Karl Lashley compì degli esperimenti su dei ratti ai quali, pur progressivamente mutilati di parti significative del cervello, non riuscì a privare dei loro ricordi. Le loro memorie rimanevano tenacemente intatte! Per Pribram questo significò che i ricordi non erano vincolati ad aree specifiche del cervello, ma in qualche modo, erano distribuiti ovunque. Questo fu sufficiente ad indirizzare Pribram sulla strada giusta. Una delle cose che rendono possibile l’olografia è un fenomeno conosciuto come interferenza. L’interferenza è il disegno intersecato che si verifica quando due o più onde, come le onde dell’acqua, si increspano l’una attraverso l’altra. Ad esempio, se gettiamo un sasso in uno stagno, esso produrrà una serie di onde concentriche che espandono verso l’esterno. Se gettiamo due sassi nello stagno, avremo due serie di onde che si espandono e passano una attraverso l’altra. La complessa disposizione di creste e avvallamenti che risulta da queste collisioni è nota come “schema di interferenza”. Ogni fenomeno simile a quello delle onde può creare uno schema di interferenza, inclusa la luce e le onde radio. Poichè la luce laser è un tipo di luce estremamente pura e coerente, è in particolare molto adatta a creare schemi di interferenza. Essa fornisce, in essenza, il sasso perfetto e il perfetto stagno. Di conseguenza gli ologrammi, come li abbiamo delineati precedentemente, erano impossibili prima dell’invenzione del laser. Perciò, se era possibile per ogni porzione di pellicola olografica contenere tutta l’informazione necessaria per creare un’immagine completa, sembrò allora ugualmente possibile che ogni parte del cervello contenesse tutta l’informazione necessaria per richiamare un ricordo completo. L’olografia chiarisce inoltre come i nostri cervelli possano contenere un così gran numero di ricordi in uno spazio tanto ridotto. Porzioni di pellicola olografica contenenti immagini multiple forniscono anche un modo per comprendere la nostra capacità sia di ricordare che di dimenticare. Si è suggerito che la nostra capacità di ricordare sia analoga al puntare un raggio laser su una porzione di pellicola olografica e richiamare un’immagine particolare. In modo simile, quando non riusciamo a ricordare qualcosa, questo equivalerebbe a puntare il raggio senza riuscire a trovare la giusta angolazione per richiamare l’immagine-ricordo che stiamo cercando. |
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